Pane Casereccio Calabrese: Le tipologie da acquistare online

Pane Casereccio Calabrese: Le tipologie da acquistare online

In questa guida, dopo il grande successo della nostra vendita online sul pane casareccio Calabrese abbiamo deciso di elencarti le tipologie più importanti e perché acquistarlo.

 

Raramente c’è un pasto italiano che non includa il pane.

Antichi strumenti e forni testimoniano che l’uomo fa il pane da migliaia di anni.

Come molti altri cibi, gli antichi romani portarono l’arte della panificazione a un livello superiore.

Oltre a potenziare le tecniche di molitura del grano, i romani furono anche i primi a produrre farina, che poteva essere cotta in pane bianco.

Roma aprì addirittura una scuola di panificazione nel I secolo d.C.

Noi italiani abbiamo standard elevati per il pane.

Le nostre tecniche per la produzione del pane sono note e richieste in tutto il mondo.

In particolare, siamo famosi per le nostre tecniche di lievitazione che consentono al lievito di lievitare completamente nel corso di diverse ore, lasciando una crosta sottile.

Gli italiani preferiscono che il loro pane abbia un interno morbido e umido, ideale per assorbire olio d’oliva, aceto, pomodori e altri condimenti selezionati.

 

 

La cucina italiana è bella perché varia da regione a regione – e questo vale anche per il pane: il pane italiano ha mille varietà diverse; dal sud al nord ognuno lo fa a modo suo, utilizzando grani diversi a seconda delle consistenze, anche se l’impasto base è sempre composto essenzialmente da farina, acqua e lievito.

 

Pane casereccio calabrese: quali tipologie possiamo trovare in Calabria?

pane casereccio calabrese

La Calabria, terra dei molti pani

In Calabria esistono decine di tipologie di pane.

Ogni tipo presenta le sue varianti che derivano dalle diverse qualità di farina, dalle modalità di lavorazione e dai tempi di cottura.

Si tratta di un vero esempio di “biodiversità alimentare”, legata spesso alla biodiversità vegetale.

I cereali utilizzati, sono spesso costituiti da varietà molto antiche e a volte in pericolo di estinzione.

Tutto ciò determina una grande varietà di forme, consistenze, profumi, colori, sensazioni gustative e olfattive.

 

 

pane casereccio calabrese

Le tipologie dei pani di Calabria

In Calabria, il “pane genuino” proveniente dalle campagne è scuro e integrale ed è chiamato “pane di grano”.

In area montana si trova, invece, il “pane brundu”, un pane dalla piccola pezzatura, tale da stare in foglie di castagno, cavolo, fico o arancio dalle quali trae la fragranza.

Tipici della provincia di Reggio Calabria sono poi il “biscotto di grano” e la “fresa”, o “frisella”, dalla consistenza dura biscottata, per cui va ammorbidita con acqua o olio (al quale si aggiungono aromi e pomodoro).

Il “pane a cuddhùra” è a forma di ciambella e si usa nella zona di Reggio Calabria nel periodo natalizio.

Nel Vibonese è prodotto il “buccellato”, tipico pane con il foro centrale, dagli scopi rituali: i fedeli vi inseriscono il braccio e lo portano in processione durante i Corpus Domini.

Tipiche del Catanzarese sono la “pizzata” di Nardodipace, ottenuta con farina di mais aromatizzata con il peperoncino, la “pitta collura” di Umbriatico, anch’essa con foro centrale, e il “pane di patate”, ottenuto da farina di grano tenero e pasta di patate.

 

pane casereccio calabrese

Pane Casereccio Calabrese: Biodiversità del pane di Calabria

Il pane in Calabria viene prodotto ovunque e presenta caratteristiche e formati diversi a seconda delle zone.

Il “pane di Cerchiara”, dalla grande pezzatura intorno ai 3-4 chili, ha una piega chiamata fresella, ottenuta ripiegando la pasta su se stessa.

In tutte le province è diffusa la “pitta”, a forma di ciambella schiacciata e forata, a volte anche ripiena di sarde, zucchine, peperoni, pomodori e olive.

Comuni sono anche i “taralli” con numerose varianti: al peperoncino, al finocchio, al miele, al mosto cotto, alle spezie dolci.

 

 

Pitta Calabrese

È un prodotto da forno di origini antichissime dalla forma a ciambella e dalla mollica morbida e alveolata.

Non ne esiste un’unica ricetta in quanto la sua preparazione e la farcitura variano a seconda delle province e dei prodotti tipici locali.

La pitta è un prodotto da forno dalla classica forma a ciambella e dalla mollica morbida e alveolata che lo distingue da altri pani simili.

Consuetudine vuole che venga consumata dopo averla tagliata orizzontalmente per poi farcirla a piacere.

Se oggi la versione farcita è un autentico tripudio di sapori, nel passato la pitta era ritenuta un pane di poco conto e di importanza trascurabile dal punto di vista nutrizionale.

Infatti, nonostante fosse confezionata in ogni famiglia, a Vibo Valentia veniva chiamata “jettata”, ossia “gettata via”, per il fatto di essere infornata per prima e con l’unico scopo di sincerarsi che il forno avesse raggiunto la temperatura ideale per la cottura del pane.

Ci sono anche località, ad esempio, in cui per pitta si intende una focaccia che viene infornata con il condimento già inserito nell’impasto.

È il caso della versione nota come “Pitta rustica” o “Pitta china”, una variante molto popolare che le donne ancora preparano liberando la loro fantasia e a cui, soprattutto in estate, accostano i prodotti freschi dell’orto.

Il risultato finale è una sorta di pizza a doppio strato, generalmente ripiena di pomodori, erbe selvatiche di campo (chiamate “erbi i margiu”), olive nere, alici, salamino, ricottine o le famose cipolle rosse di Tropea, insomma si utilizza ciò che è disponibile o che rispecchia il proprio gusto.

 

Pitta ‘mpigliata

La pitta ‘mpigliata è un dolce originario della Calabria, precisamente di San Giovanni in Fiore e viene preparato soprattutto in occasione delle feste.

Il nome ha origini ebraiche, pitta significa infatti schiacciata.

L’origine di questo dolce si fa risalire al 1700, periodo durante il quale la pitta veniva preparata soprattutto in occasione di matrimoni. Si può decidere di preparare la pitta con ingredienti diversi, la forma rimane, invece, sempre la stessa: schiacciata o a rosa. Si tratta di un dolce secco che non presenta creme al proprio interno.

La preparazione di questo dolce è piuttosto lunga.

Infatti, secondo la ricetta originale, occorrerebbero ben due giorni per far armonizzare la frutta secca con gli aromi utilizzati.

Tuttavia potete ottenere un risultato altrettanto soddisfacente anche lasciando riposare la frutta secca, che andrà a riempire le roselline della vostra pitta, solamente per 3/4 ore.

La pitta ‘mpigliata è il dolce perfetto da servire durante le feste di Natale: una originale alternativa da proporre al classico panettone e con cui sorprendere parenti e amici.

 

Redazione Blog Agricola Fontana

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